Un saluto di benvenuto, insieme ad alcune linee di informazione e proposte di interventi, a chi entra e si esprime in questo blog. È stato pensato e avviato scambiando riflessioni e pareri con amici, colleghi e studenti universitari. Nasce da testi e tematiche emerse nel leggere testi di autori, per lo più antichi, che nei molti anni del mio lavoro hanno accompagnato lo svolgersi di corsi, letterari linguistici e storici, da me tenuti in varie università (LUMSA, ISSR Mater Ecclesiae -Angelicum di Roma, università di Macerata). In essi ho affrontato, di tempo in tempo, le letterature greca e latina, la letteratura cristiana antica in queste due lingue, la letteratura latina tardo-antica e altomedievale, la storia delle religioni.


Una recente provocazione mi è venuta anche da un gruppo di studenti all’inizio di un corso di storia delle religioni, quando hanno definito le motivazioni per la scelta di questo corso non obbligatorio nel piano di studi. La scelta nasce – cito le loro parole – dal voler avere una panoramica sulle religioni e sulle culture diverse da quella più o meno praticata da ognuno, dall’interrogarsi sul perché c’è la religione, che essi vedono come elemento della convivenza umana, come stile di vita tramandato, come serie di istituzioni/canoni che l’uomo si è dato, come valenza etica, come concetto vasto, come bisogno di affidarsi a qualcosa. Il blog vuol essere dunque un luogo per esprimere riflessioni e provocazioni sulla realtà profonda dell’essere umano, sulle domande che lo hanno accompagnato e lo accompagnano, su ciò che è al di là e al di sopra di lui, sul credere e sul perché del credere e del non credere… L’essere umano è tutto e solo ciò che vediamo, sperimentiamo, soffriamo, godiamo? Ha altre dimensioni? Quali? Sono da vivere? Come?

venerdì 5 giugno 2009

…A Proposito Di Idee Sulla Fede


È una fredda domenica mattina. Sto viaggiando sull’autostrada. Mi fermo in autogrill per riposarmi un po’. Noto che nell’area di servizio è in sosta un camion molto particolare: la sua cabina sembra un affresco. Ci sono colori forti ed immagini astratte che si confondono. Su una facciata l’immagine di un santo. Al bancone del bar sono vicina ad un signore con la faccia segnata dalla stanchezza. Non posso fare a meno di guardarlo; mi fisso sulle sue mani callose, segnate dalla fatica e un po’ livide. Se ne accorge e ritrae le mani dal bancone. Imbarazzata ho un secondo di tempo per capire che è il caso di scusarsi e di spiegare a quell’uomo che non lo sto guardando per criticarlo, ma perché mi ricorda una persona a me cara che aveva quelle stesse mani sofferenti e quella stessa espressione vaga che ricerca solo tranquillità e riposo. Scopro che è un autotrasportatore, ci metto un attimo a capire che il camion parcheggiato fuori è il suo. Incuriosita mi dico che potrei fare a lui le mie domande sulla fede. La sua reazione è positiva, ma non vuole che scriva il suo nome. Comincio.

Anonimo, 60 anni autotrasportatore

-Cos’è per lei la fede?
-la fede cristiana?
-Non lo so. Me lo dica lei. Collega la parola alla religione?
-Mi viene naturale. Sono cresciuto in una famiglia cristiana e molto praticante. Quando ero piccolo e non sapevo spiegarmi determinati eventi mi rivolgevo a mia madre che, al contrario di me, aveva sempre una risposta pronta: Abbi fede in Dio!
-E lei ce l’aveva?
-Io non sono credente. Per me è difficile aderire incondizionatamente a qualcosa che non posso dimostrare. Sa, io sono un camionista, ma non creda all’equazione camionista=ignorante. Ho studiato filosofia, ma non ho finito.
-Visto che non è credente pensa di potermi spiegare la parola “fede” sganciandola dal contesto religioso?
L’uomo rimane in silenzio per un po’, poi risponde:
-Fede è un atto di speranza, è l’atteggiamento mentale con cui ogni giorno salgo sul mio camion, augurandomi che tutto vada per il meglio; con cui ogni giorno torno a svolgere un lavoro difficile e duro, importante per la società, ma che la società disprezza e sottovaluta; è la forza grazie alla quale da più di 30 anni vivo lontano 6 giorni su 7 dalla mia famiglia, macinando chilometri sull’autostrada.
-Dice di non aver fede ma sul suo camion c’è una splendida immagine di santo. È solo un abbellimento estetico? Una moda?
-Ha notato anche quello?
-Sì.
-Beh, cosa vuole? Forse inconsciamente la fede di mia madre è riuscita comunque a sopravvivere al mio razionalismo. Non è un decoro esteriore. In quella figura io credo veramente.
-Ma se è convinto che la ragione trionfi su tutto, che cosa vuol dire per lei credere?
-Non lo so spiegare, ma le dico questo: in 30 anni di guida ho visto molte cose sulla strada; ho perso amici; altri sono rimasti gravemente feriti. Lui mi accompagna, mi sostiene, Sa che le dico? Se esiste una fede, allora per me è il soccorso che chiedo al cielo per non fare del male a nessuno.
-Se la fede fosse un oggetto?
-Il rosario di mia madre.
-Un colore?
-Il verde: è il colore della mia cabina, perché è quello della speranza.

Di Vanessa.

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