Un saluto di benvenuto, insieme ad alcune linee di informazione e proposte di interventi, a chi entra e si esprime in questo blog. È stato pensato e avviato scambiando riflessioni e pareri con amici, colleghi e studenti universitari. Nasce da testi e tematiche emerse nel leggere testi di autori, per lo più antichi, che nei molti anni del mio lavoro hanno accompagnato lo svolgersi di corsi, letterari linguistici e storici, da me tenuti in varie università (LUMSA, ISSR Mater Ecclesiae -Angelicum di Roma, università di Macerata). In essi ho affrontato, di tempo in tempo, le letterature greca e latina, la letteratura cristiana antica in queste due lingue, la letteratura latina tardo-antica e altomedievale, la storia delle religioni.


Una recente provocazione mi è venuta anche da un gruppo di studenti all’inizio di un corso di storia delle religioni, quando hanno definito le motivazioni per la scelta di questo corso non obbligatorio nel piano di studi. La scelta nasce – cito le loro parole – dal voler avere una panoramica sulle religioni e sulle culture diverse da quella più o meno praticata da ognuno, dall’interrogarsi sul perché c’è la religione, che essi vedono come elemento della convivenza umana, come stile di vita tramandato, come serie di istituzioni/canoni che l’uomo si è dato, come valenza etica, come concetto vasto, come bisogno di affidarsi a qualcosa. Il blog vuol essere dunque un luogo per esprimere riflessioni e provocazioni sulla realtà profonda dell’essere umano, sulle domande che lo hanno accompagnato e lo accompagnano, su ciò che è al di là e al di sopra di lui, sul credere e sul perché del credere e del non credere… L’essere umano è tutto e solo ciò che vediamo, sperimentiamo, soffriamo, godiamo? Ha altre dimensioni? Quali? Sono da vivere? Come?

sabato 28 marzo 2009

Religione e ragione si sostengono a vicenda


Una religione genuina allarga l'orizzonte della comprensione umana e sta alla base di ogni autentica cultura umana. Essa rifiuta tutte le forme di violenza e di totalitarismo: non solo per principi di fede, ma anche in base alla retta ragione. In realtà, religione e ragione si sostengono a vicenda, dal momento che la religione è purificata e strtutturata dalla ragione e il pieno potenziale della ragione viene liberato mediante la rivelazione e la fede.

di Benedetto XVI

venerdì 27 marzo 2009

Un Natale di fede!


Mentre stavo leggendo le lettere di Bonhoeffer sono rimasta colpita da quanto egli afferma a pag. 2: Dietrich è in prigione, è accusato di aver cospirato contro Hitler.
Scrive una lettera qualche giorno prima di un Natale che definisce “ più autentico di quanto non avvenga dove di questa festa si conserva solo il nome”.
La vita in cella è sofferenza, è segregazione. Neppure i guardiani gli rivolgono la parola. Nella propria solitudine capisce di essere un uomo che segue l’esempio di Cristo. Lui, martire moderno del Novecento, lo sente vicino nel sopportare questa situazione penosa, proprio come i testimoni dei primi secoli che andavano incontro alle persecuzioni e alla morte per provare la loro fede. Vive nel dolore in carcere, consapevole che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, trovando in Dio la sua forza, la sua speranza. Questo Natale acquista una nuova valenza davanti agli occhi di Dietrich che ha conosciuto le nefandezze del regime hitleriano. Di fronte a tutto quello di aberrante che l’uomo produce egli sa di avere una certezza contro la quale la violenza, i soprusi, le aggressioni, le brutalità nulla possono. E quello che per gli altri può sembrare terribile, può incutere spavento e angoscia diventa motivo per accrescere la sua fiducia nel messaggio di speranza di Cristo e nella forza rigeneratrice della fede. Attraverso il dolore egli è meritevole di Dio. Di quel Dio che ha riscattato la vita con la morte per quegli uomini nelle cui mani, ora, è la sua sorte. La sofferenza è vana di fronte alla beatitudine perenne ed infinita di Dio. È proprio nella fede che egli, umile prigioniero, trova conforto, scoprendo in Cristo una risposta a quella che per gli altri è disperazione. Cristo che, modello di condotta, davanti alla prova della pena e dell’afflizione ha accolto la volontà del Padre morendo in croce.
Una fede che genera una forza tanto grande da sopportare ore, minuti, giorni, settimane che scorrono lente in attesa dell’inevitabile esecuzione del 9 aprile 1945 nel campo di concentramento di Flossemburg.

di Vania.

Musica e spiritualità sciamanica


Musica e trance, musica e viaggio mistico sono dei binomi frequentemente presenti e ampliamenti studiati in quelle culture con una religiosità definita sciamanica.

Lo sciamano è una figura difficile da definire, normalmente viene inquadrato come il mago o lo stregone o ancora più tecnicamente il medicine-man. Lo sciamanesimo è stricto sensu un fenomeno religioso siberiano e centro-asiatico (infatti il termine nasce nel XVII secolo dopo l'incontro in Siberia di stregoni da parte dei soldati di Pietro Il Grande) ma è anche presente in America del Nord, in Indonesia e nell'Oceania.

Lo sciamano con l'aiuto del tamburo sacro entra in una alterazione vocale e sensoriale ed sono tre le conseguenze spirituali piu importanti a cui va incontro: catabasi-anabasi-psicomachia.

Catabasi-Anabasi: il viaggio nel regno dei morti e la successiva resurrezione, lo sciamano si aiuta con il canto e con il continuo ritmare del tamburo che molteplici volte assume la sembianza figurativa di un cavallo, fido aiutante dello stregone nel viaggio ultraterreno.

Psicomachia: lotta dell'anima contesa fra gli spiriti buoni o bianchi e quelli cattivi o neri. Succesivamente alla catabasi e prima della anabasi il medicine-man chiede aiuto agli spiriti bianchi che hanno svariati poteri: possono scoprire le cause di una malattia o recuperare addirittura le anime smarrite.

Gli sciamani possono essere posseduti dagli spiriti familiari che diventano una sorta di suo alter ego. Lo sciamano non arriva mai alla trascendenza pura del divino ma sicuramente supera le mere forze fisiche della natura.


mercoledì 25 marzo 2009

Vivi


Godi la vita.
Essa spira vento,
brilla fra
le argentee
squame
dei pesci,
colora
uccelli
dalle morbide
piume,
giorni
dipinge
sulla tela
del creato,
vibra
l'aria
di note
stridenti,
anima
scuote
per il concerto
dell'infiniti
misteri
divini.

di Cristiana.

martedì 24 marzo 2009

Abbi fede!


È martedì pomeriggio. Ho aperto il blog “
Echi di fede?”; in un attimo il mio sguardo si ferma sul titolo e non si distoglie dal termine “fede”. Comincio a chiedermi che cosa mi suggerisca questa parola. Subito penso all’adesione incondizionata al mio Dio, quello cristiano. Poi guardo con più attenzione e vedo che non ci sono aggettivi o altri elementi che la collegano per forza al Cristianesimo. Decido, allora, di non dare a “fede”nessun colore. Voglio considerarla come una forma generale di affidamento a qualcosa o qualcuno fondato sulla speranza. Nel frattempo in casa accendono la radio: trasmettono l’ultima canzone dei Gemelli Diversi. E’ un attimo. Sento una frase del brano che dice: Dio dov’è, mentre il mondo piange.
Quelle parole mi entrano nella testa. Torno a guardare il blog e capisco che la fede non può essere solo una parola a cui decidere di dare ora un senso, ora un altro. La domanda di quella canzone è alla fine di una carrellata su violenze e soprusi che quotidianamente imbruttiscono la dignità dell’uomo. Così mi chiedo: anch’io dico di aver fede, ma quanto basta a rendermi forte davanti al dolore e alla sofferenza di ogni giorno? Come potrei dire a chi non ha di che vivere o sfamarsi, a chi è vittima dell’aggressività altrui e dell’ingiustizia sociale, a quella gente che la canzone definisce “onesta” ma “che si sente sempre dire no”, a “quel padre schiacciato dal lavoro”, abbi fede! Fede in che, in chi?
Potrei rispondere solo con un invito, quello che io ho deciso di accettare: cerca di ascoltare la voce di Dio che ci vuole salvi!
Poi mi rendo conto che non tutti conoscono la voce del mio Dio, che non tutti quelli che La conoscono sono così saldi nella fede da non scoraggiarsi mai. Ma quella della canzone è pur sempre una domanda, fatta con la speranza di una risposta. Io provo a rispondere. Mi dico che nessuno può difenderci dai problemi della vita, che nessuno ci educherà o rafforzerà al punto da affrontare con serenità l’ingiustizia, che è umano provare rabbia e angoscia di fronte alle difficoltà. Così ho due possibilità: la più facile? Odiare la vita, rifiutare Dio ed essere in “guerra” con Lui, accusandolo come il responsabile dei miei mali; la più difficile? Non interrompere il messaggio di amore e salvezza a cui Dio mi chiama e cercare di concretizzarlo. Come? Provando a lavorare per distruggere ciò che svilisce la nostra dignità. Una strada difficile ma che bisogna pur cominciare a percorrere. Mi vengono in mente altre frasi della canzone: “per chi è sul baratro, guarda in basso e dice no… per quello che si è salvato per un euro donato…” è quell’euro donato che salva un infelice, è il coraggio di resistere davanti ad un burrone che inghiotte la nostra vita l’inizio di quella strada che può renderci padroni dei nostri giorni.
Ora so cosa direi a chi Dio lo rifiuta o lo accusa: abbi fede! e se non sarà quella cristiana non importa, basta la volontà di rispondere al bisogno di aiuto che tutti gridiamo ma che nessuno ascolta.
Ho dimenticato una cosa: la canzone chiede…ce l’hai un attimo per me?
Se riuscirò a trovarlo, forse avrò cominciato il percorso per la salvezza.

di Vanessa.

sabato 14 marzo 2009

"Se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi gli uni gli altri"


Nel nostro tempo in cui in vaste zone della terra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento, la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l'accesso a Dio. Non a un qualsiasi dio, ma a quel Dio che ha parlato sul Sinai; a quel Dio il cui volto riconosciamo nell'amore spinto sino alla fine (cfr. Giovanni 13, 1), in Gesù Cristo crocifisso e risorto. Il vero problema in questo nostro momento della storia è che Dio sparisce dall'orizzonte degli uomini e che con lo spegnersi della luce proveniente da Dio l'umanità viene colta dalla mancanza di orientamento, i cui effetti distruttivi ci si manifestano sempre di più.

di Benedetto XVI