Un saluto di benvenuto, insieme ad alcune linee di informazione e proposte di interventi, a chi entra e si esprime in questo blog. È stato pensato e avviato scambiando riflessioni e pareri con amici, colleghi e studenti universitari. Nasce da testi e tematiche emerse nel leggere testi di autori, per lo più antichi, che nei molti anni del mio lavoro hanno accompagnato lo svolgersi di corsi, letterari linguistici e storici, da me tenuti in varie università (LUMSA, ISSR Mater Ecclesiae -Angelicum di Roma, università di Macerata). In essi ho affrontato, di tempo in tempo, le letterature greca e latina, la letteratura cristiana antica in queste due lingue, la letteratura latina tardo-antica e altomedievale, la storia delle religioni.


Una recente provocazione mi è venuta anche da un gruppo di studenti all’inizio di un corso di storia delle religioni, quando hanno definito le motivazioni per la scelta di questo corso non obbligatorio nel piano di studi. La scelta nasce – cito le loro parole – dal voler avere una panoramica sulle religioni e sulle culture diverse da quella più o meno praticata da ognuno, dall’interrogarsi sul perché c’è la religione, che essi vedono come elemento della convivenza umana, come stile di vita tramandato, come serie di istituzioni/canoni che l’uomo si è dato, come valenza etica, come concetto vasto, come bisogno di affidarsi a qualcosa. Il blog vuol essere dunque un luogo per esprimere riflessioni e provocazioni sulla realtà profonda dell’essere umano, sulle domande che lo hanno accompagnato e lo accompagnano, su ciò che è al di là e al di sopra di lui, sul credere e sul perché del credere e del non credere… L’essere umano è tutto e solo ciò che vediamo, sperimentiamo, soffriamo, godiamo? Ha altre dimensioni? Quali? Sono da vivere? Come?

domenica 19 aprile 2009

UN’ESPERIENZA CONCRETA DI FEDE


Mi è capitato casualmente fra le mani un vecchio articolo di un giornale romano. Sono stata subito incuriosita dal suo titolo: “Folgorato sulla via dei rom”. Mi viene subito in mente S.Paolo e la sua conversione sulla strada per Damasco. Decido di leggerlo. Scopro così la straordinaria storia di Salvatore, un ragazzo di Salerno che giunto a Roma per il servizio militare incrocia un giorno lo sguardo di alcuni bimbi rom. E’ allora che decide di voler fare qualcosa. E va a vivere con loro in una baracca per alcuni giorni della settimana, determinato ad essere per quei bambini, ombre della Capitale, un punto di riferimento. O meglio il loro mister. Già perché Salvatore ha ideato una squadra di calcio, gli “Ercolini”, per coinvolgere i piccoli nomadi. Più avanti leggo una dichiarazione del giovane: “vengo nella mia baracca quasi ogni giorno… è dura, ma è così che intendo la fede”. “Caspita!, penso, lui sì che ha trovato il modo di umanizzare la sua adesione a Dio, non parole, ma fatti”. Lui che ha trovato la sua serenità penetrando lì dove molti non guardano: i margini di una Roma grande e accogliente, ma che a volte è così distratta da non prendersi cura di tutti “i suoi figli”. Lui che trova il sorriso nel sorriso che i bimbi rom restituiscono come forma di ringraziamento, per l’affetto di quel ragazzo che sembra piovuto dal cielo.
La storia di Salvatore mi ha fatto riflettere sul fatto che esistono modi concreti per percepire la fede nella vita di ogni giorno, a noi il compito di scegliere quale.


di Vanessa.

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