Un saluto di benvenuto, insieme ad alcune linee di informazione e proposte di interventi, a chi entra e si esprime in questo blog. È stato pensato e avviato scambiando riflessioni e pareri con amici, colleghi e studenti universitari. Nasce da testi e tematiche emerse nel leggere testi di autori, per lo più antichi, che nei molti anni del mio lavoro hanno accompagnato lo svolgersi di corsi, letterari linguistici e storici, da me tenuti in varie università (LUMSA, ISSR Mater Ecclesiae -Angelicum di Roma, università di Macerata). In essi ho affrontato, di tempo in tempo, le letterature greca e latina, la letteratura cristiana antica in queste due lingue, la letteratura latina tardo-antica e altomedievale, la storia delle religioni.


Una recente provocazione mi è venuta anche da un gruppo di studenti all’inizio di un corso di storia delle religioni, quando hanno definito le motivazioni per la scelta di questo corso non obbligatorio nel piano di studi. La scelta nasce – cito le loro parole – dal voler avere una panoramica sulle religioni e sulle culture diverse da quella più o meno praticata da ognuno, dall’interrogarsi sul perché c’è la religione, che essi vedono come elemento della convivenza umana, come stile di vita tramandato, come serie di istituzioni/canoni che l’uomo si è dato, come valenza etica, come concetto vasto, come bisogno di affidarsi a qualcosa. Il blog vuol essere dunque un luogo per esprimere riflessioni e provocazioni sulla realtà profonda dell’essere umano, sulle domande che lo hanno accompagnato e lo accompagnano, su ciò che è al di là e al di sopra di lui, sul credere e sul perché del credere e del non credere… L’essere umano è tutto e solo ciò che vediamo, sperimentiamo, soffriamo, godiamo? Ha altre dimensioni? Quali? Sono da vivere? Come?

domenica 19 aprile 2009

LE MANI DI OSMAI


Ore tre e trentadue della notte tra il cinque e il sei aprile: la terra trema in Abruzzo. Dappertutto è morte e distruzione. Si scava per giorni senza mangiare e dormire. Mariti cercano mogli, genitori cercano figli. Si tenta di recuperare il possibile: fotografie, documenti, vestiti, ecc. Queste persone hanno una dignità e una forza inimmaginabili. Lasciano senza parole. Mi chiedo se questa gente, dopo tutto quello che ha sofferto, potrà ancora credere in qualcuno, in qualcosa? Trovo la risposta in una storia raccontata su un giornale. Osmai è un muratore macedone di quarantadue anni. Sua figlia Valbona è morta sotto le macerie. Nonostante questa disgrazia, per undici volte ha soccorso donne, bambini, uomini feriti. Morta la propria creatura, ha avuto il grande coraggio di venire in aiuto di altri esseri umani . Io credo che Osmai abbia obbedito a una voce interiore che lo spronava ad andare avanti, a dire che non era finita, a pensare che non sempre la morte ha la meglio sulla vita. E in quei secondi, in cui ogni attimo è prezioso, non si è fermato a imprecare, a piangere, ma ha messo in atto quello che in quel momento gli sembrava più giusto fare.
Osmai ha voluto credere che quei corpi feriti potessero tornare a vivere, a studiare, a divertirsi. Non potrà mai spiegarsi perché è toccato alla sua Valbona morire. La ritroverà, però, negli occhi, nei giochi, nelle parole, nei sorrisi di quei piccoli e di quei grandi che ha salvato con le mani che sono, ora, fasciate da garze.
Questo eroe dei nostri giorni deve essere un esempio per andare avanti, per non fermarsi, per credere che c’è un oltre sicuramente molto più luminoso del buio momento che stanno attraversando tutti coloro che, immersi in un dolore grandissimo, sono interiormente lacerati per la perdita dei propri cari, dell’abitazione, della propria quotidianità. Ognuno può e deve credere che le cose cambieranno perché la loro grande forza interiore permetterà tutto questo.

di Vania.

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