Roma, mercoledì 29.04.09.
Sono sul corridoio della Facoltà di Lettere e Filosofia della mia università in attesa che inizi una lezione. Insieme con me ci sono altri ragazzi e ragazze. Passano altri studenti. Mi viene un’idea: perché non partire proprio da loro per realizzare una piccola inchiesta che indaghi il rapporto con la fede di studenti, professori, gente comune? Comincio il mio sondaggio da Maria Dolores e Luis, due giovani spagnoli che frequentano il corso di Letteratura Latina Medievale. Mi accorgo che ho avuto l’occasione di parlare con loro poche volte e mi dispiace, perché , mentre rispondono alle mie domande, scopro che sono due persone eccezionali. Mi avvicino timidamente, non sapendo come possano prendere l’idea di una mini-intervista sul concetto di fede. Non hanno problemi. Elaboro in fretta un questionario.
Maria Dolores Basavilbaso
24 anni studentessa Erasmus in Storia dell’Arte.
- Se dico fede cosa evoca in te la parola?
M. “Penso ad una forza generale, ad un sostegno”
- In cosa? M. “In Dio, ma anche nell’uomo”.
-Se la fede è un supporto, ricorri ad essa solo in caso di bisogno?
M. “No. Non considero la fede qualcosa a cui rivolgersi solo in situazioni di pericolo; è vero che fortunatamente non mi sono mai trovata di fronte ad un grande dolore che mi spingesse a verificare la forza della mia fede. Ma credo che questa sia costante nella mia vita”.
-Ritieni che ci sia differenza tra l’Italia e la Spagna nel considerare la fede?
M. “Sì. In Spagna c’è un maggior attacco e un atteggiamento piuttosto critico verso la fede che è considerata un sentimento ormai vecchio. In Italia , invece, ho notato soprattutto il rispetto che per essa hanno i professori delle diverse discipline, indipendentemente dal loro credo religioso”.
-Hai risposto alla prima domanda collegando la fede alla religione cristiana, hai poi aggiunto che per te esiste anche una fede nell’uomo? Che vuol dire?
M. “Ritengo che la fede possa essere anche fiducia nel prossimo e nella bontà della natura umana”.
-Nella tua famiglia si parla di fede?
M. “La religione nella mia famiglia è molto presente e se ne discute indipendentemente dalle nostre convinzioni. Io e mio padre siamo cattolici, anche mia madre lo è, pur se ultimamente si è aperta alla conoscenza di altre religioni. Mio fratello non ho ancora ben capito che scelta abbia fatto”.
-Se la fede fosse un oggetto?
M. “Sarebbe una croce”.
-Un colore? M. “l’oro”.
Luis Constante
23 anni studente Erasmus in Storia dell’Arte
-Se ti dico fede a cosa pensi?
L. “Mi viene naturale pensare alla fede religiosa e la collego ad un’immagine : quella di una luce forte che arriva da una finestra. La fede è un sentimento importante che per essere vissuto e creduto ha bisogno di una grande forza. Come Maria credo che la fede sia un aiuto per superare le difficoltà. Non so quanto sia grande in me perché non ho avuto situazioni così complicate da sperimentarla”.
-Parli mai con i tuoi coetanei di fede?
L. “E’ difficile. La fede non è cosa su cui si riflette con facilità, siamo presi da altre distrazioni”.
-Credi anche tu che la fede possa essere fiducia nell’uomo?
-L. “Sì. Ma ci tengo a precisare che è una forma di sicurezza che nasce dalla speranza della bontà della natura umana”.
-Ti capita di parlare di fede nella tua famiglia?
L. ride e risponde : “No, non se ne parla; è una cosa intima e personale, sarebbe strano e imbarazzante discuterne”.
-Se la fede fosse un oggetto?
L. “Sarebbe la finestra di una cattedrale gotica”.
-Un colore? L. “L’oro della luce”.
di Vanessa
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