Un saluto di benvenuto, insieme ad alcune linee di informazione e proposte di interventi, a chi entra e si esprime in questo blog. È stato pensato e avviato scambiando riflessioni e pareri con amici, colleghi e studenti universitari. Nasce da testi e tematiche emerse nel leggere testi di autori, per lo più antichi, che nei molti anni del mio lavoro hanno accompagnato lo svolgersi di corsi, letterari linguistici e storici, da me tenuti in varie università (LUMSA, ISSR Mater Ecclesiae -Angelicum di Roma, università di Macerata). In essi ho affrontato, di tempo in tempo, le letterature greca e latina, la letteratura cristiana antica in queste due lingue, la letteratura latina tardo-antica e altomedievale, la storia delle religioni.


Una recente provocazione mi è venuta anche da un gruppo di studenti all’inizio di un corso di storia delle religioni, quando hanno definito le motivazioni per la scelta di questo corso non obbligatorio nel piano di studi. La scelta nasce – cito le loro parole – dal voler avere una panoramica sulle religioni e sulle culture diverse da quella più o meno praticata da ognuno, dall’interrogarsi sul perché c’è la religione, che essi vedono come elemento della convivenza umana, come stile di vita tramandato, come serie di istituzioni/canoni che l’uomo si è dato, come valenza etica, come concetto vasto, come bisogno di affidarsi a qualcosa. Il blog vuol essere dunque un luogo per esprimere riflessioni e provocazioni sulla realtà profonda dell’essere umano, sulle domande che lo hanno accompagnato e lo accompagnano, su ciò che è al di là e al di sopra di lui, sul credere e sul perché del credere e del non credere… L’essere umano è tutto e solo ciò che vediamo, sperimentiamo, soffriamo, godiamo? Ha altre dimensioni? Quali? Sono da vivere? Come?

venerdì 27 marzo 2009

Un Natale di fede!


Mentre stavo leggendo le lettere di Bonhoeffer sono rimasta colpita da quanto egli afferma a pag. 2: Dietrich è in prigione, è accusato di aver cospirato contro Hitler.
Scrive una lettera qualche giorno prima di un Natale che definisce “ più autentico di quanto non avvenga dove di questa festa si conserva solo il nome”.
La vita in cella è sofferenza, è segregazione. Neppure i guardiani gli rivolgono la parola. Nella propria solitudine capisce di essere un uomo che segue l’esempio di Cristo. Lui, martire moderno del Novecento, lo sente vicino nel sopportare questa situazione penosa, proprio come i testimoni dei primi secoli che andavano incontro alle persecuzioni e alla morte per provare la loro fede. Vive nel dolore in carcere, consapevole che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, trovando in Dio la sua forza, la sua speranza. Questo Natale acquista una nuova valenza davanti agli occhi di Dietrich che ha conosciuto le nefandezze del regime hitleriano. Di fronte a tutto quello di aberrante che l’uomo produce egli sa di avere una certezza contro la quale la violenza, i soprusi, le aggressioni, le brutalità nulla possono. E quello che per gli altri può sembrare terribile, può incutere spavento e angoscia diventa motivo per accrescere la sua fiducia nel messaggio di speranza di Cristo e nella forza rigeneratrice della fede. Attraverso il dolore egli è meritevole di Dio. Di quel Dio che ha riscattato la vita con la morte per quegli uomini nelle cui mani, ora, è la sua sorte. La sofferenza è vana di fronte alla beatitudine perenne ed infinita di Dio. È proprio nella fede che egli, umile prigioniero, trova conforto, scoprendo in Cristo una risposta a quella che per gli altri è disperazione. Cristo che, modello di condotta, davanti alla prova della pena e dell’afflizione ha accolto la volontà del Padre morendo in croce.
Una fede che genera una forza tanto grande da sopportare ore, minuti, giorni, settimane che scorrono lente in attesa dell’inevitabile esecuzione del 9 aprile 1945 nel campo di concentramento di Flossemburg.

di Vania.

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